La cultura dello stupro

Mi ha sempre fatto strano leggere le parole cultura e stupro nella stessa frase.
Ho sempre visto la cultura come una cosa bellissima e all’inizio non capivo l’associazione.
Ci ho messo poco per rendermi conto che questa frase era il risultato della normalizzazione dello stupro, tanto da essere considerato culturalmente rilevante.
Cultura dello stupro è il termine usato per descrivere una cultura nella quale lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono comuni, e in cui gli atteggiamenti prevalenti, le norme e i media normalizzano, giustificano e incoraggiano lo stupro e altre violenze. [1]
Una donna su tre è vittima di stupro.
Un dato agghiacciante ma non del tutto esatto, perché l’80% degli stupri non viene denunciato.
Va da se che la percentuale aumenta vertiginosamente.

Si pensi inoltre che fino al 1996 lo stupro era un reato contro la morale pubblica e non contro la persona.
Questo non è difficile da credere visto che il sistema patriarcale si rifaceva al Pater Familias dell’antica Roma, che faceva del capo famiglia il padrone indiscusso.
Difatti a un uomo bastava rapire e stuprare una donna affinché avesse diritto al matrimonio riparatore, la legge così diceva:

Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio che l’autore del reato contragga con la persona offesa estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali

La vergogna e il disonore ricadevano solo sulla vittima.
Questa legge fu abrogata solo nel 1981, dopo che Franca Viola si ribellò al sistema rifiutando di sposare il suo stupratore.

La donna viene trattata ancora oggi come se fosse una proprietà di cui disporre e in seguito allo stupro è ancora su di lei che cade gran parte della colpa.
Il victim blaming è la colpevolizzazione della vittima, che tende a concentrarsi su cosa possa aver fatto la vittima per istigare il reato.

Chissà com’era vestita.
Era ubriaca.
Lo avrà provocato.
Non doveva uscire da sola.
Non doveva uscire di notte.
Se l’è cercata.

Viviamo in una società che insegna alle donne a non provocare, a essere meste e chinare la testa, invece di insegnare agli uomini a non stuprare.
“Nessuno si domanda come mai, nessuno si domanda cosa insegniamo di sbagliato ai maschi, in quanti modi normalizziamo l’aggressività e accettiamo che siano possessivi, maneschi, prevaricanti. In quanti momenti della loro vita gli insegniamo che c’è solo un modo per essere maschi, ed è cazzoduro e quello che è mio è mio.” [2]

Ma perché gli uomini stuprano? Per meri istinti sessuali?
Lo stupro non è una questione di sesso, è una questione di potere.
“Fin dalla preistoria, lo stupro è stato il meccanismo attraverso il quale gli uomini hanno affermato il loro dominio sulle donne”. [3]
Questo fa dello stupro uno strumento usato per esercitare potere sulle donne, sentiti autorizzati dall’essere elevati come sesso primario e dalla discriminazione verso le donne che vengono relegate a posizioni subordinate.
E avendo questo potere chi li può fermare dal molestare, violentare, uccidere.
Il femminicidio è l’uccisione di una donna in quanto tale, in quanto considerata oggetto in possesso, punibile se non rientra nei ruoli prestabiliti.
“Il termine femminicidio non indica il genere della vittima ma la ragione per cui è stata uccisa”. [4]
Su questo tema in particolare torneremo in un altro articolo.

Si tende a pensare che chi commette uno stupro sia un pazzo, un pervertito.
In realtà spesso sono persone che nella vita quotidiana appaiono calme, equilibrate, apparenti “brave persone”.
Non solo, la maggior parte degli stupri sono perpetrati da conoscenti, familiari, amici, fidanzati, ex e non da sconosciuti.
Denunciare è spesso difficile perché si subisce victim blaming, spesso non si viene credute e ci si trova ad affrontare la minimizzazione e la ridicolizzazione.
Ciò nonostante, è importante sporgere denuncia e contattare un centro anti violenza.
Il 1522 è il numero anti violenza e stalking, che vi potrà anche mettere in contatto con il centro più vicino a voi.

La strada è lunga e tutta in salita ma non possiamo smettere di lottare per affermare la nostra esistenza, la nostra vita e il diritto su noi stesse e il nostro corpo.

Per ora chiudo l’articolo, consapevole della vastità dell’argomento e di molti aspetti non trattati (stupri su minori, la diversa percezione tra quando stupra una persona bianca e una nera, not all man, lo stupro maschile), ci ritorneremo.
Volevo anche dirvi che in questo caso ho usato consapevolmente il maschile e il femminile per trattare quella che è la violenza più perpetrata, quella degli uomini nei confronti delle donne.
Prima di lasciarvi ai consigli di lettura, mi piace l’idea di lasciarvi un contenuto extra.
L’altra volta era stato l’opuscolo, questa volta è il monologo di Franca rame Lo stupro.

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Riferimenti:
[1] Cultura dello stupro, Wikipedia
[2] Manuale per ragazze rivoluzionarie, Giulia Blasi, Rizzoli 2018
[3] Il libro del femminismo, Gribaudo 2019
[4] Parità in pillole, Irene Facheris, Rizzoli 2020

Podcast consigliato:
Palinsesto femminista, episodio 22 “Rape Culture” di Irene Facheris con Benedetta Lo Zito: https://open.spotify.com/episode/2oYQf12f0cPKhDmL5OOYEo?si=h_Dk-KMYRByhdLOmm5mVTg

Profili consigliati:
Irene Facheris: https://www.instagram.com/cimdrp/
Benedetta Lo Zito: https://www.instagram.com/vitadibi_/
(lista in continuo aggiornamento)

ps. Ho cercato l’hashtag #stupro su Instagram perché non volevo dimenticare di citare qualcuno che magari mi era sfuggito, mi sono usciti tantissimi profili inneggianti lo stupro.
E mi chiedo come Instagram che censura anche una piccola areola di un capezzolo femminile, non stia attento alle cose davvero importanti.

4 pensieri riguardo “La cultura dello stupro

  1. Complimenti per l’ottimo articolo e grazie per aver parlato di questo argomento, dobbiamo sensibilizzare maggiormente le persone. Grazie 💚

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