Questione di potere, questione di genere. – seconda parte

Era il 26 novembre quando ho pubblicato la prima parte dell’articolo e ora, finalmente, riesco a proporvi la seconda parte.
Nel precedente articolo vi erano i dati della violenza in Italia, la classificazione dei diversi tipi di violenza e alcuni contatti utili.
Questa volta parleremo molto di privilegio, patriarcato e della struttura che fa da fondamento alla violenza.

Not all man.

È semplice: se hai una voce potente e anziché usarla per dare visibilità a chi è discriminato la usi per sbraitare che non è colpa tua e che non siete tutti così, sei parte del problema.

Parità in pillole, Irene Facheris, Rizzoli

Prendete un qualsiasi articolo sullo stupro, sul femminicidio o anche un post dove c’è scritto che gli uomini hanno problemi con la violenza. Scommetto che nei commenti troverete qualcuno che dice “sì ma non io, non tutti gli uomini”.
Proprio da questo comportamento ricorrente è nato Not all man, che indica l’attitudine degli uomini a mettersi sulla difensiva quando si parla di violenza contro le donne.
E se è indubbio che non tutti gli uomini sono violenti, stupratori, ecc. è vero anche che abbiamo un enorme problema con la violenza maschile.
Come già accennato nel precedente articolo, sono tante le forme di violenza che sono alla base degli episodi più eclatanti.
Tra queste troviamo anche il minacciare, insultare, svalorizzare, colpevolizzare, il ricatto emotivo e il linguaggio sessista.
Il privilegio spesso non permette neanche agli uomini di rendersi conto che il loro comportamento è problematico, d’altronde cresciamo tuttə in una società che ci insegna che l’uomo detiene il potere e che una donna dovrebbe aspirare solo a diventare moglie e madre di famiglia, mentre il marito fa carriera.
Quindi sì, non tutti gli uomini ma se senti il bisogno di specificarlo probabilmente sei parte del problema.

Mansplaining

Eppure gli uomini continuano a spiegarmi le cose. E nessun uomo si è mai scusato per le sciocchezze che ha detto su argomenti che io conoscevo e lui no. Non ancora. Secondo il calcolo delle probabilità, dovrei vivere altri quarant’anni, più o meno, prima che possa succedere. Ma non sto certo trattenendo il fiato.

Gli uomini mi spiegano le cose, Rebecca Solnit, Ponte Alle Grazie

Vi chiedo di immaginare una scena.
Ci sono una donna e un uomo che stanno parlando, entrambi sono venditori.
Lei ha un’esperienza decennale nell’industria del caffè, lui vende telefoni cellulari.
A un certo punto iniziano a parlare di caffè e l’uomo non ascolta quello che la donna vorrebbe dire ma inizia a spiegarle quali dovrebbero essere i migliori investimenti per un caffè di qualità e perché non lo convince il suo negozio.
In quante vi siete ritrovate in queste parole? Diversa circostanza, diverso contesto ma sempre con un filo comune: gli uomini mi spiegano le cose.
Il mansplaining, dall’unione di man (uomo) e to explain (spiegare), in italiano tradotto con minchiarimento, è l’atteggiamento attuato dagli uomini che parte dalla convinzione che le donne sappiamo meno cose, siano meno intelligenti e bisognose di essere istruite.
È un comportamento che può essere anche involontario, d’altronde se tu uomo cresci con la convinzione che le donne sono il sesso debole e in quanto tali non riescano nelle cose, ti verrà automatico cercare di educarla.
Come spiega magistralmente Irene Facheris nel suo libro Parità in pillole, non è semplice arroganza. Se così fosse il comportamento si attuerebbe a prescindere dal sesso di chi si ha di fronte. Mentre il mansplaining è rivolto solo alle donne, in un mix di arroganza e sessismo, dall’alto del privilegio maschile.

Boys will be boys.

Boys will be, boys will be boys
But girls will be women

Boys will be boys, Dualipa

Quando ho sentito per la prima volta la canzone di Dualipa Boys will be boys, ho pensato: cielo, è tutto così accurato.
In italiano lo tradurremo con “ma sono ragazzi” oppure con “beh ma è un uomo” ed è praticamente il veicolo di giustificazione alle cazzate magistrali compiute dal sesso maschile.
Un esempio è quando si giustificano i comportamenti di un uomo dicendo “ma è un uomo, lui ha certi bisogni, è normale”, oppure “dai su, è un ragazzo mica può sparecchiare lui la tavola”.
Questo è un altro comportamento che sta alla base dell’iceberg del patriarcato e che permette agli uomini sia di avere una solida giustificazione per non accollarsi il peso del carico mentale e sia per fargli passare qualsiasi comportamento, anche violento, in base al fatto che sia un uomo.
Spoiler: noi donne non nasciamo con una naturale propensione verso i lavori domestici così come gli uomini non nascono con incorporato il desiderio di violare il consenso.
Quindi a cosa è realmente riconducibile questo comportamento?
Senza dubbio alla società che sin da piccolə ci assegna ruoli prestabiliti.
Ma la società è così proprio per il punto focale di tutto: il patriarcato.

Il patriarcato.

Siamo arrivate a un punto di svolta: un punto in cui se accettiamo di giocare secondo le regole siamo finalmente ammesse alla mensa dei patriarchi per nutrirci del poco cibo che ci viene allungato. Ma il femminismo non si siede al tavolo con il patriarcato: il femminismo lo rovescia, il tavolo.

Manuale per ragazze rivoluzionarie, Giulia Blasi, Rizzoli

Ma cos’è il patriarcato?
Questa è la domanda delle domande e di certo non mi aspetto di esaurire l’argomento in poche righe (sicuramente ci sarà modo di approfondire) ma trovo utile fare una panoramica generale prima di continuare.
Il patriarcato è il sistema sociale nel quale il potere, l’autorità e i beni materiali sono concentrati nelle mani dell’uomo, che detiene il privilegio e il controllo della proprietà privata nonché del dominio familiare, esercitando la propria autorità anche su moglie e figli (sto parlando in ottica di una relazione eteronormativa).
Ed è questo il sistema culturale in cui siamo natə e cresciutə, credendo che non possa esistere altro modo di vivere, segui le regole e andrà tutto bene.
Il patriarcato ti racconta quello che dovresti desiderare e come desiderarlo.
Il patriarcato è credere che le donne e le altre categorie marginalizzate siano inferiori, è deriderne le vite, è il femminicidio, la violenza sessuale, il revenge porn, il victim blaming, la conformità estetica (possibilmente magra, bianca, abile e borghese).
Come sottolinea Giulia Blasi in Manuale per ragazze rivoluzionarie, il patriarcato odia tutto quello che è diverso da un modello molto ristretto di essere umano, perché tutto quello che è diverso è potenzialmente libero.
E il patriarcato per esistere ha bisogno di incasellare ognuno nel ruolo prestabilito, facendo credere che sia in realtà una scelta personale e che non ci siano alternative.

Questione di potere

La perpetuazione dei ruoli di genere è il mantenimento di un sistema economico e sociale votato all’immobilismo. Non mi stancherò di ripetere che il patriarcato è innanzitutto questo, e che la subordinazione delle donne è funzionale alla sua sopravvivenza.

Il corpo elettrico – il desiderio del femminismo che verrà, Jennifer Guerra, Edizioni Tlon

Essere un uomo bianco, etero e cisgender ti da un privilegio enorme.
Nascere e crescere in una società che ti dice che puoi fare tutto quello che vuoi, che puoi non avere limite e che il mondo è fatto su tua misura, provoca dei danni enormi a ogni individuo.
Perché, anche se è vero che le donne e le categorie marginalizzate sono le principali vittime del patriarcato, gli uomini sono essi stessi vittime di questo sistema.
Un mondo che ti dice comportati da uomo, non piangere, non essere una femminuccia, l’uomo deve essere forte e rude, l’uomo deve mantenere la famiglia e andare a lavorare, ecc. crea dei modelli malsani e irrealistici che spingono gli uomini a reprimere parti di se stessi per conformarsi alla massa.
Non stupisce il fatto che alla base dei tentativi di suicidio ci siano numerosi fattori socioculturali: in generale, i suicidi si verificano specialmente in momenti di crisi socioeconomica, familiare o individuale.
Ma allora perché le cose non cambiano?
Quando sei al potere e detieni un sacco di privilegi, chi te lo fa fare di rinunciarvi per raggiungere uno stile di vita più equo?

L’importanza del femminismo.

La nostra educazione di genere determina una ripartizione sessuale del lavoro: gli uomini si impegnano completamente nella carriera, mentre le donne lavorano gratuitamente per loro.

Bastava chiedere!, Emma, Editori Laterza

Ci chiedono perché lottiamo ancora nel 2021 avendo acquisito il diritto di voto, inoltre ormai lavoriamo e possiamo talvolta raggiungere posizioni che prima ci erano precluse.
Cosa potremmo volere di più? Perché vogliamo distruggere un modello sociale che sembra funzionare da migliaia di anni?
Funzionare… ma per chi?
Non di certo per le donne.
Non per le donne che devono lottare ogni giorno perché venga dato loro il diritto all’aborto che è ancora vietato in tanti stati e in cui ci si imbatte negli obiettori di coscienza.
Non per le donne che ricevono ogni giorni commenti non richiesti e dick pic nelle chat (a meno che sia consensuale).
Non per le donne che comprano gli assorbenti tassati come beni di lusso al 22%.
Non per le donne che subiscono gatekeeping e neanche per quelle che, a parità di lavoro e competenza, percepiscono uno stipendio più basso dei colleghi uomini.
Non per le donne vittime di violenza fisica, psicologica, economica e sessuale (per un approfondimento a riguardo, ti consiglio la prima parte di questo articolo nella sezione blog).
Non per le donne che crescono in una società che le disabilità e che insegna loro a farsi da parte, a diventare invisibili e a seguire i ruoli a loro prestabiliti.
Potrei andare avanti ancora tanto e sviscerare tutti i problemi derivanti da una società patriarcale e dalla totale mancanza di equità tra i sessi.
Perché, a differenza di ciò che pensano certi uomini, non stiamo lottando per ribaltare i ruoli e costruire un mondo di sole donne.
Lottiamo per avere i nostri diritti che dovrebbero essere imprescindibili, lottiamo perché nessuna donna debba più sentirsi sola, messa da parte o pensare di essere inferiore.
Lottiamo affinché nessuna donna debba avere paura a fare una passeggiata quando scende la sera e anche in casa, con le persone che dicono di amarci.
Lottiamo unite perché la lotta di una è la lotta di tutte.

E concludiamo qui questa seconda parte, conscia del fatto che c’è ancora tanto da dire, avremo modo di farlo.
Io vi ringrazio per essere arrivatə fino a qui e per l’immenso sostegno che continuate a darmi.
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Carlotta Vagnoli: https://www.instagram.com/carlottavagnoli/
Irene Facherishttps://www.instagram.com/cimdrp/
Benedetta Lo Zitohttps://www.instagram.com/vitadibi_/
Le pillole di Revy: Revy (@lepilloledirevy) • Foto e video di Instagram
Lorenzo Gasparrini: Lorenzo Gasparrini (@lorenzo.gasparrini) • Foto e video di Instagram
(lista in continuo aggiornamento)

Libri consigliati:
Manuale per ragazze rivoluzionarie, Giulia Blasi, Rizzoli 2018
Il libro del femminismo, Gribaudo 2019
Parità in pillole, Irene Facheris, Rizzoli 2020
Il corpo elettrico, Jennifer Guerra, Tlon, 2020
Bastava chiedere, Emma, Laterza, 2020

Foto di copertina di Viktoria Slowikowska su Pexels

3 pensieri riguardo “Questione di potere, questione di genere. – seconda parte

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