Il 25 novembre il mondo si ricorda delle donne.
La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’ONU tramite la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999.
Questa data fu scelta in ricordo dell’assassinio delle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, attiviste politiche membri del gruppo Movimento 14 di giugno, nel 1960 che tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo Molina, il dittatore che tenne sotto scacco la Repubblica Dominicana per oltre trent’anni.
il 25 novembre 1960 le sorelle Mirabal si stavano recando a far visita ai propri mariti in prigione, furono bloccate da agenti del Servizio di informazione militare e vennero stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
Il 25 novembre il mondo si ricorda delle donne ma le donne convivono con la violenza ogni giorno della loro vita.
Gli uomini hanno paura che le donne ridano di loro.
Margaret Atwood
Le donne hanno paura che gli uomini le uccidano.
I dati.
Le donne non vengono credute, il giudizio sociale è sempre volto a sminuire o colpevolizzare la vittima.
Iniziamo a parlare di qualcosa di incontrovertibile, i dati, i numeri della violenza, presi direttamente dal sito dell’Istat (aggiornato al 2014).
Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% (4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, il 21% (4 milioni 520 mila) violenza sessuale, il 5,4% (1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila).Ciò significa che una donna su tre è stata vittima di violenza nella sua vita.
Dato a dir poco terrificante che assume connotazioni ancora peggiori se pensiamo che gran parte delle vittime non denuncia le violenze subite (su questo punto ci ritorneremo).
Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne (2 milioni 800 mila), in particolare il 5,2% (855 mila) da partner attuale e il 18,9% (2 milioni 44 mila) dall’ex partner.
Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti).
Nel 2014 sono il 26,4% le donne che hanno subito volenza psicologica od economica dal partner attuale e il 46,1% da parte di un ex partner. [1]
Quando c’è bisogno di raccogliere dati, il corpo femminile è invisibile: il che è ancora più paradossale se si considera quanto invece la visibilità del corpo femminile sia decisiva in rapporto al secondo dei tre elementi, la violenza sessuale, ovvero la violenza sessuale contro le donne: una violenza che non misuriamo, che non consideriamo nel progettare il nostro mondo, alla quale permettiamo di limitare la nostra libertà. Il motivo per cui le donne vengono violentate non è la biologia femminile. Non è a causa della biologia femminile che le donne sono minacciate e violentate mentre vivono gli spazi pubblici. La violenza non dipende dal sesso ma dal genere: dai significati sociali che abbiamo imposto ai corpi maschili e femminili
Invisibili, Caroline Criado Perez, Einaudi
E nel 2020?
Sempre dai dati Istat: durante il lockdown sono state 5.031 le telefonate valide al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%).
Il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita.
Il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280. [2]
Il 2020, anche a causa della convivenza forzata nelle mura domestiche, sembra aver esasperato ulteriormente la violenza nei confronti delle donne che si sono ritrovate più spesso a convivere con il loro abusatore.

Le vie della violenza.
“Con il termine violenza di genere si intende ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà che avvenga nella vita pubblica o privata.”
Art. 1 de La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne
Per violenza di genere si intende qualsiasi forma di violenza adoperata su una persona per il solo fatto di appartenere al genere femminile.
In un mondo patriarcale, le donne sono ancora viste come inferiori, come oggetti di cui disporre, come proprietà.
Abbiamo visto i dati, giornalmente ci ritroviamo davanti a casi di violenza.
Ma abbiamo davvero i mezzi per riconoscerla?
Parlando di violenza viene automatica l’associazione con quella sessuale, in realtà ce ne sono molte di più.
1. Violenza fisica.
La violenza fisica è considerata come un atto in cui il danno fisico è inflitto alla vittima attraverso un’aggressione diretta . Questo danno può essere temporaneo o permanente.
Rientra in questa categoria qualsiasi atto fisico volto a ledere la persona.
Le aggressioni possono essere evidenti (calci, pugni, spinte). A volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa cui la persona tiene (animali, oggetti, vestiti) , ai mobili o a cose che sono necessarie (es. i documenti).
Si va perciò dall’aggressione fisica grave, che comporta ferite e richiede cure mediche d’emergenza, ad ogni contatto fisico che miri a spaventare e controllare la persona.
È violenza fisica: spingere, strattonare, trattenere una persona impedendole di muoversi, causare bruciature, percuotere, impedire di mangiare, strappare i capelli, rompere o danneggiare oggetti vicino alla vittima, tagliare i vestiti, essere chiusi in una stanza o fuori casa, prendere per il collo, essere minacciatə con un’arma, ecc.
2. Violenza psicologica.
La violenza psicologica è un insieme di atti, parole o sevizie morali, minacce e intimidazioni utilizzati come strumento di costrizione e di oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà. La violenza psicologica non utilizza la forza fisica e si manifesta principalmente con parole e atti tesi a coercire la volontà di altre persone.
Si possono isolare almeno 15 categorie di aggressione verbale: diffamazione, insulti, minacce, obiezioni, giudizi, critiche, accuse, rimproveri, scherzi, blocco, deviazione, dimenticanza, restrizione, negazione, discredito e silenzio.
Ci troviamo di fronte alla violenza meno considerata, in quanto non vi sono ancora leggi che tutelano la violenza psicologica e che spesso viene sommata ad altre caratteristiche.
Questa violenza è molto subdola e mina ad annullare le difese e l’autostima di chi la riceve, può creare danni gravissimi e innescare sensi di colpa, depressione, disturbo da stress post traumatico, ecc.
È violenza psicologica: spaventare con gesti, sguardi e parole, denigrare e umiliare, minacciare di violenza fisica o di morte, minacciare di fare del male a persone care, chiudersi alla comunicazione e rifiutare d’ascoltare, deridere, disprezzare, mortificare, squalificare, minacciare di fare violenza agli animali domestici, limitare la libertà personale, danneggiare gli oggetti personali di valore affettivo, minacciare il suicidio o di farsi male, ricattare, colpevolizzare in pubblico e in privato, ridicolizzare, svalutare, ecc.
3. Violenza economica
La violenza economica include una serie di comportamenti raggruppabili in tre categorie: impedire l’acquisizione di risorse, impedire lo sfruttamento delle risorse disponibili e consumare le risorse della vittima.
La violenza economica si configura quando viene negato l’accesso alle informazioni di conti bancari, viene estromesso dalle scelte inerenti alla situazione finanziaria e al bilancio domestico.
Perpetrata proprio per rendere la vittima ancora più isolata e dipendente dall’abusante, considerato poi l’unico appoggio economico.
Una cosa da tener presente quando si parla di persone che non si allontanano subito dall’abusante, l’essere sotto scacco da queste persone, l’aver paura di non farcela (ancora di più se ci sono coinvolte altre persone), l’essere costantemente sminuitə, vessatə.
Più raro ma comunque importante anche il contrario, ovvero quando l’abusante risucchia tutte le risorse economiche della vittima e vive addossando tutte le spese.
È violenza economica: vietare, ostacolare o boicottare l’accesso a un lavoro fuori casa, sfruttare come forza lavoro senza alcuna retribuzione né potere decisionale o accesso ai mezzi finanziari, privare dello stipendio o controllarlo, appropriarsi dei proventi del lavoro e usarli a proprio vantaggio, controllare la gestione della vita quotidiana, indebitare per far fronte alle proprie inadempienze, negare, controllare o limitare l’accesso alle finanze familiari (conti in banca o altre finanze), attuare ogni forma di tutela giuridica, non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti da leggi e sentenze, ecc.
4. Violenza sessuale
La violenza sessuale comprende qualsiasi atto sessuale svolto senza consenso.
Commesso da chi usa in modo illecito la propria forza, la propria autorità o un mezzo di sopraffazione costringendo con atti, prevaricazione o minaccia a compiere o a subire atti sessuali contro la propria volontà.
Definita anche violenza carnale, o stupro.
La violenza sessuale è considerata un grave crimine dalla Corte penale internazionale e viene ufficialmente condannata dalle legislazioni nazionali dei Paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Questa violenza viene anche usata durante i conflitti come mezzo per sottomettere ed umiliare la popolazione dei territori occupati ed è considerata un crimine di guerra.
È la violenza che siamo più abituati a conoscere, una violenza che per legge dovrebbe essere condannata.
Sappiamo che difficilmente è così e che spesso la vittima si ritrova a subite del victim blaming, colpevolizzazione della vittima, in cui la responsabilità del gesto viene capovolta e la colpa viene addossata alla vittima.
Com’era vestita, se è andata a una festa doveva aspettarselo, così gli passa la voglia di uscire a quell’ora, l’ha esasperato, aveva un altro, lo aveva lasciato, potremmo andare avanti ore.
È violenza sessuale: qualsiasi pratica che nega il consenso, costringere a un rapporto sessuale, costringere ad atti sessuali con la forza o in seguito a ricatti e minacce, imporre pratiche indesiderate, costringere a utilizzare materiale pornografico e sex toys, costringere ad avere rapporti in presenza di altre persone, qualsiasi atto sessuale praticato con una persona non cosciente o incapace di intendere, qualsiasi atto sessuale che non tenga conto della libertà di cambiare idea sull’avere un rapporto sessuale, ecc.
5. Violenza assistita
La violenza assistita si verifica quando i bambini sono spettatori di qualsiasi forma di maltrattamento espresso attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minori.

Cultura dello stupro
Lo stupro è così normalizzato e sistemico nella nostra società che si parla di rape culture, cultura dello stupro, per descrivere una cultura in cui gli atteggiamenti, i media e le norme normalizzano, giustificano o incoraggiano lo stupro e altre violenze sulle donne.
Lo stupro non ha nulla a che fare con uomini immorali che cercano la gratificazione sessuale; piuttosto, lo stupro è un’invenzione dell’uomo per mantenere un sistema di dominio psicologico sulle donne.
La cultura dello stupro è dannosa anche per gli uomini, in quanto porta avanti il modello eteropatriarcale di maschio alpha dominatore e aggressivo, limitando l’auto espressione.
Per approfondire l’argomento vi rimando all’articolo del blog sulla cultura dello stupro: https://lalettricefemminista008.wordpress.com/2020/09/01/la-cultura-dello-stupro/
Femminicidio
Gli uomini uccidono le donne.
Qualsiasi forma di violenza esercitata in maniera sistematica sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale allo scopo di perpetuare la subordinazione di genere e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico della donna in quanto tale, fino alla schiavitù o alla morte è femminicidio.
In pratica uccidere una donna in quanto tale.
Le donne vengono uccise una, due, mille volte.
Dal proprio aguzzino, dall’opinione della gente, dalla narrazione tossica della violenza e dei femminicidi che identificano sempre quest’atto come un raptus di gelosia, un amare troppo, non accettare la separazione e l’omicida diventa il gigante buono, la brava persona, il gran lavoratore, l’insospettabile.
Dell’uomo sappiamo tutto: le sue abitudini, la sua vita, le opinioni dei conoscenti.
La donna viene cancellata, di lei non si parla se non per dire che era lei che lo aveva lasciato o tradito.
C’è un capitolo illuminante nel libro Manuale per ragazze rivoluzionarie di Giulia Blasi, dal titolo La solitudine del femminicida:
È morta un’altra donna. È morta sgozzata, sparata, picchiata, accoltellata. È stata trovata in casa, fuori casa, sepolta in un campo, abbandonata in un bosco. Aveva dei figli, non ne aveva, ne aspettava uno. Era giovanissima, giovane, di mezza età, anziana. È morta un’altra donna, è morta ammazzata, succede in media ogni due o tre giorni: il colpevole è il marito, l’ex marito, l’ex fidanzato, il padre, il fratello, un corteggiatore respinto che fa perdere le sue tracce, si suicida sul posto, monta una messinscena per farlo sembrare un omicidio, nega a oltranza. È una cosa talmente comune che gli investigatori sanno di dover cercare prima di tutto tra i maschi vicini alla vittima: una donna è stata ammazzata, quasi sempre è stato un uomo ad ammazzarla. E molto spesso era l’uomo che lei chiamava “suo”.
Manuale per ragazze rivoluzionarie, Giulia Blasi, Rizzoli.
Cosa fare?
Il 1522 è il numero anti violenza e stalking, che vi potrà anche mettere in contatto con il centro più vicino a voi.
Vi segnalo anche Suns – end rape culture progetto per fornire assistenza e sostegno alle persone vittime di stupro: https://www.instagram.com/suns_endrapeculture/
Riguardo le case delle donne e le enti a cui rivolgersi, sto raccogliendo materiale per fornirvi una lista quanto più completa possibile.
La prima parte dell’articolo si conclude qui, in questi giorni uscirà la seconda parte.
Termino lasciandovi i riferimenti bibliografici e qualche consiglio.
Se i miei contenuti sono di vostro interesse, vi lascio anche il link Ko-Fi dove potete sostenermi per continuare a produrre contenuti e far fronte alle spese, dietro a ogni post c’è tantissimo studio e tempo, e sarebbe molto importante per me. 💗
Riferimenti:
[1] [2] Dati Istat: https://www.istat.it/it/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/numero-delle-vittime-e-forme-di-violenza
Profili consigliati:
Carlotta Vagnoli: https://www.instagram.com/carlottavagnoli/
Irene Facheris: https://www.instagram.com/cimdrp/
Benedetta Lo Zito: https://www.instagram.com/vitadibi_/
(lista in continuo aggiornamento)
Libri consigliati:
Manuale per ragazze rivoluzionarie, Giulia Blasi, Rizzoli 2018
Il libro del femminismo, Gribaudo 2019
Parità in pillole, Irene Facheris, Rizzoli 2020
Invisibili, Carolina Criado Perez, Einaudi 2020
L’atlante delle donne, Joni Seager, add editore 2020
Complimenti vivissimi per l’articolo,
È ben strutturato e mostra l’immenso lavoro svolto. Grazie per tutto. Ogni persona così può accedere a nozioni importanti ed essenziali. Lottiamo insieme unite per sconfiggere la violenza sotto ogni suo aspetto.
Un abbraccio
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